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  • PUBBLICATO SU LA REPUBBLICA.IT

    Vecchio oleodotto nella penisola di Abseron in Azerbaijan (Copyright Stefano valentino)

    Un cordone di agenti di sicurezza sorveglia il tubo da 3 miliardi di euro che dai giacimenti dell’Azerbaijan porta il petrolio alle nostre stazioni di benzina.

    Parola d’ordine: tenere alla larga i tremila azeri sfrattati dai loro campi per far posto all’oleodotto più lungo del mondo.

    Costruito da un consorzio internazionale che comprende anche l’Eni, il condotto è divenuto nell’ultimo anno la più sicura fonte di approvvigionamento per l’Europa.

    E soprattutto per l’Italia che nel 2006 ha importato il 49% del greggio.

    Un serpentone d’acciaio di 1.700 Km che sgorga dalle acque inquinate del Mar Caspio, al largo della capitale (B)aku,  costeggia la capitale georgiana (T)blisi e giunge al porto turco di (C)ehyan.

    La versione moderna dell’antica via della seta lungo la quale,  già a metà ‘800, le carovane di cammelli trasportavano in Occidente il petrolio che proprio in Azerbaijan fu estratto per la prima volta nella storia.

    All’inizio del secolo scorso l’Eldorado azero forniva la metà della produzione mondiale di petrolio.

    Leggi l’originale storia su carta in italiano  su il Venerdi’ di Repubblica

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