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  • Cinque rimedi per la biodiversità

    febbraio 29, 2012
    by andrea maresi

    Campo di pomodori (Copyright barbaragarlaschelli.wordpress.com)

    Secondo il Millennium Ecosystem Assessment, un progetto di ricerca che ha cercato di identificare i cambiamenti subiti dagli ecosistemi e sviluppare degli scenari per il futuro basandosi sul trend dei cambiamenti, un quarto delle specie  vegetali conosciute, circa tra le 60.000 e le 100.000, sono minacciate di estinzione.

    Anche se le piante non possono ricevere la medesima attenzione di un animale, ciò non significa che la loro importanza per la salvaguardia degli ecosistemi non sia significativa.

    Senza considerare poi le funzioni collaterali delle piante, vale a dire il loro valore in termini di risorse alimentari, medicinali, come carburante, possono così creare equilibrio e stabilizzare il clima.

    Oggi, Nourishing the Planet, un progetto atto a aiutare i produttori diretti ed i coltivatori nel loro lavoro, affiancandolo con la ricerca, introduce cinque innovazioni importanti per accrescere la biodiversità.

    La prima è costituita dalle banche del seme, volte a preservare la varietà dei semi: organizzare le varie specie di sementi in archivi aiuta i produttori a proteggere le proprie colture, disincentivando anche le monocolture, troppo soggette a shock del mercato.

    Seconda innovazione è la permacultura: la progettazione di un’azienda basata sui principi del rispetto dell’ambiente e l’incentivo della biodiversità.

    Coltivare piante indigene diviene il terzo punto, al fine di incentivare le colture del luogo senza basarsi sulla crescita di specie occidentali.

    Inoltre la protezione di razze animali autoctone: la Food and Agricolture Organization (FAO) avverte che circa 1.710 razze di bestiame, il 21%, sono a rischio estinzione in tutto il mondo.

    Animali indigeni sono spesso più adatti alle condizioni locali e resistono più facilmente a parassiti e malattie.

    Quinti e ultimo punto, il crop breeding: vale a dire sviluppare le colture d’allevamento più resistenti a germi e malattie, in grado di resistere a situazioni di siccità, in modo da soffrire meno le difficoltà naturali.

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