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    PUBBLICATO SU IL SOLE 24 ORE

    Scorie radioattive(Copyright www.ilcittadinoonline.it)

    L’energia nucleare sembra essere stata definitivamente abbandonata dall’Italia e dalla Germania in un recente referendum, ma questo non toglie che il pericolo costituito dalle scorie radioattive in giacenza rappresenti una spia d’allarme a cui non si può non prestare attenzione.

    A questo proposito c’è un progetto, finanziato dall’Unione europea e dal Belgio, che sembra avere mire molto lungimiranti nel campo energetico.

    Si chiama Myrrha (Multi-purpose hybrid research reactor for high-tech applications) il nuovo progetto, appena partito in Belgio, che traformerà le scorie radioattive in nuova energia nucleare.

    L’iniziativa costerà circa un miliardo di euro. Anche l’Italia, seppure la notizia non sia nota che tra gli addetti ai lavori, sta contribuendo alla sua realizzazione tramite l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea). L’idea di fondo è creare una centrale che produca energia utilizzando come combustibile i rifiuti nucleari ereditati dai disastri del passato.

    L’ENEA compie da anni ricerche inerenti a questo progetto nel centro del Lago di Brasinone, sull’Appennino settentrionale al confine tra le provincie di Bologna e Pistoia, in stretta collaborazione con il progetto belga.

    Pur avendo oramai abbandonato la produzione di energia atomica probabilmente per sempre, al Belpaese è rimasto comunque il fardello delle scorie delle centrali che erano in attività. Queste continuano ad infondere i loro effetti negativi e non esiste ancora nessuna soluzione soddisfacente per il loro smaltimento definitivo. Le sostanze chimiche di scarto infatti conservano la loro radioattività per diverse centinaia di migliaia di anni e nessuno è oggi in grado di garantire il controllo di questo materiale altamente pericoloso e velenoso per periodi così lunghi.

    A questo proposito infatti è necessario aggiungere che la quantità delle scorie, su scala mondiale, cresce ogni anni di circa 260 mila tonnellate. Questo materiale inoltre, spesso giace in depositi provvisori costruiti presso le centrali stesse.

    Di recente, l’Unione europea ha comunicato di voler promuovere la trasformazione di scorie radioattive con la realizzazione di un acceleratore industriale. La costruzione definitiva dell’acceleratore dovrà iniziare nel 2014 sull’area del centro di ricerca nucleare Sck-Cen (Studiecentrum voor Kernenergie) situato nella città di Mol, in Belgio.

    Marco Utili, in vece di portavoce di Enea, ha sottolineato il carattere innovativo del progetto, marcando l’accento sulla fase ancora progettuale in cui si trova Myrrha. Infatti l’acceleratore costruito a Mol, che avrà una potenza termica massima di 70 megawatt, dovrà entrare in funzione nel 2023. MYRRHA dovrà dimostrare che le tecnologie impiegate funzionino non solo in laboratorio, ma anche su scala di alcuni megawatt ed in caso di esito positivo la prospettiva di un’energia più sicura sarà fruibile su larga scala, con il plusvalore di annientare le scorie del passato.

    Nel migliore dei casi, questa tecnologia potrebbe costituire un aiuto fondamentale per il trattamento delle scorie nucleari che normalmente devono essere sigillate ermeticamente in depositi adibiti, sorvegliati migliaia di anni.

    Myrrha in questo caso avrebbe il potenziale di abbassare drasticamente il periodo di smaltimento rifiuti creando energia in impianti esponenzialmente più sicuri di quelli che abbiamo imparato a temere.

    Leggi la storia integrale in italiano su Ilsole24ore

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